Nazim Hikmet
Alla vita
La vita non è uno scherzo.
Prendila sul serio
come fa lo scoiattolo, ad esempio,
senza aspettarti nulla
dal di fuori o nell'al di là.
Non avrai altro da fare che vivere.
La vita non é uno scherzo.
Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che messo contro un muro, ad esempio, le mani legate,
o dentro un laboratorio
col camice bianco e grandi occhiali,
tu muoia affinché vivano gli uomini
gli uomini di cui non conoscerai la faccia,
e morrai sapendo
che nulla é più bello, più vero della vita.
Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che a settant'anni, ad esempio, pianterai degli ulivi
non perché restino ai tuoi figli
ma perché non crederai alla morte
pur temendola,
e la vita peserà di più sulla bilancia.
Foglie morte
Veder cadere le foglie mi lacera
dentro
soprattutto le foglie dei viali
soprattutto se sono ippocastani
soprattutto se passano dei bimbi
soprattutto se il cielo è sereno
soprattutto se ho avuto, quel giorno, una buona notizia
soprattutto se il cuore, quel giorno, non mi fa male
soprattutto se credo, quel giorno, che quella che amo mi ami
soprattutto se quel giorno mi sento d'accordo con gli uomini e con me stesso
veder cadere le foglie mi lacera dentro
soprattutto le foglie dei viali dei viali d'ippocastani.
Durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
Durante
tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
non
dico che fosse come la mia ombra
mi
stava accanto anche nel buio
non
dico che fosse come le mie mani e i miei piedi
quando
si dorme si perdono le mani e i piedi
io
non perdevo la nostalgia nemmeno durante il sonno
durante
tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
non
dico che fosse fame o sete o desiderio
del
fresco nell'afa o del caldo nel gelo
era
qualcosa che non può giungere a sazietà
non
era gioia o tristezza non era legata
alle
città alle nuvole alle canzoni ai ricordi
era
in me e fuori di me.
Durante
tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
e del viaggio non mi resta nulla se non quella nostalgia.
Ti ho sognata
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Ti
ho sognata
mi
sei apparsa sopra i rami
passando
vicino alla luna
tra
una nuvola e l'altra
andavi,
e io ti seguivo
ti
fermavi e io mi fermavo,
mi
fermavo, e tu ti fermavi,
mi
guardavi e io ti guardavo
ti
guardavo e tu mi guardavi
poi tutto è finito.
Prima che bruci Parigi
Finché
ancora tempo, mio amore
e
prima che bruci Parigi
finché
ancora tempo, mio amore
finché
il mio cuore è sul suo ramo
vorrei
una notte di maggio
una
di queste notti
sul
lungosenna Voltaire
baciarti
sulla bocca
e
andando poi a Notre-Dame
contempleremmo
il suo rosone
e
a un tratto serrandoti a me
di
gioia paura stupore
piangeresti
silenziosamente
e
le stelle piangerebbero
mischiate alla pioggia fine.
Finché
ancora tempo, mio amore
e
prima che bruci Parigi
finché
ancora tempo, mio amore
finché
il mio cuore è sul suo ramo
in
questa notte di maggio sul lungosenna
sotto
i salici, mia rosa, con te
sotto
i salici piangenti molli di pioggia
ti
direi due parole le più ripetute a Parigi
le
più ripetute, le più sincere
scoppierei
di felicità
fischietterei
una canzone
e
crederemmo negli uomini.
In
alto, le case di pietra
senza
incavi né gobbe
appiccicate
coi
loro muri al chiar di luna
e
le loro finestre diritte che dormono in piedi
e
sulla riva di fronte il Louvre
illuminato
dai proiettori
illuminato
da noi due
il
nostro splendido palazzo
di
cristallo.
Finché
ancora tempo, mio amore
e
prima che bruci Parigi
finché
ancora tempo, mio amore
finché
il mio cuore è sul suo ramo
in
questa notte di maggio, lungo la Senna, nei depositi
ci
siederemmo sui barili rossi
di
fronte al fiume scuro nella notte
per
salutare la chiatta dalla cabina gialla che passa
-
verso il Belgio o verso l'Olanda? -
davanti
alla cabina una donna
con
un grembiule bianco
sorride
dolcemente.
Finché
ancora tempo, mio amore
e
prima che bruci Parigi
finché
ancora tempo, mio amore.
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