da L'incantesimo di Stefano Zecchi
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" Anche la sensualità ha una sua stravaganza: per avvolgerci di tutto il suo calore, le è sufficiente la semplicità della tenerezza. Gesti d'amore spontanei e infantili con cui la passione conserva la sua raffinatezza; sempre gli stessi gesti come cento, mille anni fa, per donarci all'amore senza paura, inconsapevoli della vergogna, innocenti di fronte ai precetti morali. Il mondo sparisce; non rimane nulla se non la bellezza e la complicità di due corpi che si cercano, liberi ormai dall'oppressione della volontà, ostinata avversaria al fluire della vita. Il sesso non è che un contatto, il più profondo; non è che conoscenza, la più intima; e stringe almeno per qualche lungo momento un'alleanza sicura contro le divisioni della terra. E poi ci lascerà la giovinezza, non quella anagrafica, ma quella che vive della fantasia e del piacere che sa rinnovarsi. Tante volte abbiamo desiderato di liberarci dalla solitudine. Pensiamo sia sufficiente volerlo; è così che ci mescoliamo tra la gente e non rinunciamo alle occasioni d'incontro. Ma la volontà non serve a nulla, e ci illude sulle nostre capacità. Bisogna essere disposti ad attendere: poi, all'improvviso, accade qualcosa; dobbiamo saperlo riconoscere come ciò che aspettavamo da tempo e che ora siamo pronti ad accogliere. La solitudine più malinconica, il vuoto più angosciante svaniranno semplicemente con una carezza, con un sorriso."
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"La vita può
cambiare completamente da un giorno all’altro? E come dobbiamo disporci di
fronte al cambiamento: resistendo o assecondandolo?
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Il
matrimonio mi sembrava una promessa d’eternità a cui però mancava la poesia,
il senso mitico, il fascino dell’infinito che possiede invece la parola «eternità».
Insomma, un flirt con la grandezza misteriosa della vita che si risolve in una
misera cosa carica di compromessi.
D’altra
parte, le brevi relazioni hanno importanza? Forse, qualche volta: ma raramente.
Ci attraversano come l’acqua che scorre senza lasciare traccia.
Quello che
conta dura negli anni e ha un incessante, lento sviluppo. Importante è ciò che
resta con noi tutta la vita. Però anche la continuità può presentarsi in modo
diverso da come siamo soliti immaginarla: talvolta ci raccogliamo in noi,
pensiamo, riflettiamo, tentiamo un bilancio delle nostre esperienze e ci
accorgiamo che non solo è giusto cambiare idea, ma che il cambiamento è
un’avventura dell’anima che ci mantiene onesti e giovani. E, allora, possono
anche variare le persone con cui abbiamo stretto un legame, e possono
trasformarsi i giudizi con cui valutiamo le stesse situazioni che da tempo si
ripetono: ciò che continua e non muta durante il corso della vita è la fedeltà
al senso dell’amicizia, dell’amore, della libertà, della giustizia.
Quale era,
allora, il vero segreto del matrimonio? Credere nella continuità, affidandosi
alla lenta e metodica azione dell’abitudine che fonde giorno dopo giorno due
esistenze diverse? Oppure assecondare il proprio desiderio di lasciarsi aperti
al cambiamento e accoglierne le trasformazioni, rimanendo fedeli soltanto al
proprio ideale di amore e di autenticità della vita, anche se differenti sono
le persone che ci accompagnano lungo il nostro cammino?
A quel tempo
il segreto non si svelava, e io non sapevo decidere. Oggi vivo con disinvoltura
il disordine della mia vita sentimentale e non mi pongo più il problema, perché,
ancora, non saprei risolverlo.
In quella
lontana primavera, quando c’era una festa di matrimonio quasi ogni settimana,
vedevo che alcuni miei amici si sposavano senza rendersi conto di cosa a cui
andavano incontro: io adoravo la loro leggerezza e la invidiavo davvero molto.
Altri, invece, con grande devozione sentivano quell’occasione come
l’avvenimento fondamentale della loro vita: ero diffidente verso questa cieca
fiducia nel futuro e non riuscivo a credere loro, ma invidiavo quella forma di
convinzione.
Io non mi
ero mai trovato né nell’uno né nell’altra situazione, e d’altra parte il
passare del tempo non facilitava nessuna mia decisione, perché constatavo che
esiste comunque un uomo «spiritualmente» sposato, lo sia o meno nella realtà:
è un tipo particolare di «conservatore», anche generoso e altruista, che
cerca però di mantenere ogni cosa nell’ordine in cui è per lavorare in pace
e tirare avanti. Non mi piaceva, non aveva stile.
La vita può
cambiare da un momento all’altro: era questo il mio splendido miraggio che,
istintivamente, proteggevo dalle minacce della realtà.
Intanto, per
quel lungo momento, partecipavo alle feste di matrimonio degli altri.
Naturalmente erano pensate come qualcosa fuori dal comune e organizzate per
celebrare un avvenimento irripetibile e favoloso. Però, forse per esorcizzare
il salto verso il futuro, la festa esibiva sempre una identica ritualità, e
sempre uguale doveva essere il nostro atteggiamento: ordinati in fila, come se
fossimo là ad attendere il nostro turno, eravamo invitati ad assistere alla
spericolata e allegra capriola del destino di colui che era stato designato.
La festa
doveva svolgersi rigorosamente in chiesa: era prevalso lo spirito di corpo, e
infatti anche chi aveva manifestato qualche renitenza alla fine aveva dovuto
convenire che era più dignitoso trovarsi al cospetto di un ministro di Dio che
di un funzionario dello Stato italiano.
[…]
musica: Passing by - Ursula Thiem